Prima domenica di Quaresima

 


Introduzione

La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino).
In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio.
È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile.

Letture

Deuteronomio (26,4-10)

Salmo 90

Lettera ai Romani (10,8-13)

Luca (4,1-13)


Omelia


Mercoledì scorso, mentre il sacerdote imponeva sul nostro capo un po' di cenere ci diceva: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai ». Con queste parole e con questo gesto abbiamo iniziato il cammino quare­simale che conduce verso la Pasqua. La coscienza del­la nostra debolezza, della nostra fragilità e della nostra miseria è davvero il primo passo da compiere per av­vicinarsi al Signore. «Ricordati che sei polvere» ci ha detto il sacerdote. Noi sentiamo severe queste parole. Esse sono tuttavia necessa­rie in un mondo che, falsamente, cerca di coprire qual­siasi forma di debolezza per esaltare in ogni modo la forza e l'autosufficienza. In verità, la vita di ciascuno di noi è fragile; basta davvero poco per cadere malati nel cuore o nello spirito. Il Signore però non ci abbandona al nostro destino di debolezza. Sta, infatti, scritto: «Il Si­gnore solleva dalla polvere il misero» ( I Sam 2,8). C'è dunque anche un annuncio di gioia nella Quaresima: la Pasqua di risurrezione non è lontana. Quella polvere che era il corpo di Gesù viene risuscitato. E noi siamo in cammino verso la Pasqua. In quel giorno, la nostra debolezza, anche quella estre­ma (la morte), sarà sconfitta.

Il tempo di Quaresima è perciò un momento opportuno per riconoscere la nostra debolezza e il nostro peccato, ma è anche il tempo per contemplare la misericordia e la protezione del Signore. Sì, noi fragili come la polvere siamo presi da Dio e riplasmati, ricreati, come fece con Adamo. Il primo passo sta appunto nel ri­conoscere il proprio bisogno di aiuto e rivolgere a Dio la nostra preghiera. Abbiamo ascoltato dal Deuterono­mio quel che accadde a Israele: «Gli egiziani ci mal­trattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schia­vitù. Allora gridammo al Signore... ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall'Egit­to con mano potente... e ci diede questo paese, dove scorre latte e miele» (Dt 26,6-9). L'antico israelita re­citava queste parole in occasione della festa primave­rile delle primizie, mentre presentava al sacerdote le sue offerte. Era il riconoscimento della potente e libe­ratrice misericordia di Dio. Oggi, mentre ci incammi­niamo verso la Pasqua, le facciamo anche nostre.

Il Vangelo delle tentazioni apre tradizionalmente il tempo quaresimale, anche se le tentazioni riferite dagli evangelisti sono avvenute al termine dei quaranta giorni di digiuno, quando Gesù è allo stremo delle forze. Scrive Luca che, «allora» (quando ebbe fame), il dia­volo lo tentò. In effetti, la tentazione, ogni tentazione, si insinua nelle pieghe della nostra debolezza, della nostra fragilità, per apparire se non affascinante certa­mente ragionevole. Del resto, cosa c'è di più giusto del dare la possibilità di mangiare a chi, dopo quaranta giorni, ne è stato privo? È la naturalezza della prima tentazione: « Dì a questa pietra che diventi pane» (Lc 4,3). È poi altrettanto normale il desiderio di possedere i regni della terra: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni» (v. 6); bastava che Gesù si fosse prostra­to: e in effetti, a quante cose noi ci prostriamo, senza tanti scrupoli! Ed è anche comune quella tentazione che ci spinge a prendercela con Dio se non ci proteg­ge come noi vorremmo. «Buttati giù, perché gli angeli ti proteggeranno» (cfr. v. 10); è la tentazione di mettere Dio al servizio nostro e non viceversa; oppure di prender­sela con il Signore per quanto di male ci accade.

Sono tre tentazioni emblematiche; esse in certo mo­do riassumono tutte le tentazioni che ogni uomo subi­sce nel corso della propria vita. Lo stesso Gesù non è stato tentato solo in quel momento (già nel versetto 1 l'evangelista scrive che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo); e Luca nota che il Tentatore si ritirò da Gesù «per ritornare al tempo fissato» (v. 13): certamente nell'orto degli Ulivi e sulla croce. Gesù si è fatto si­mile a noi in tutto; anche nelle tentazioni, ma le ha vinte. Come? Riferendosi ogni volta alla parola di Dio. Le tre risposte alle rispettive tentazioni diventano quindi anch' esse altrettanto emblematiche: la parola di Dio è la nostra forza; da deboli che siamo diventia­mo vincitori del maligno. In tal senso questo tempo quaresimale è tempo opportuno per riscoprire la forza della parola di Dio nella nostra debole vita: davvero «non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

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